Artist Statement
I am a self-taught painter. My visual language emerges from a free and instinctive use of color, layered to create dense textures and crowded urban landscapes. My early works explored the city through bright palettes and almost playful atmospheres, helping shape my artistic identity. At the same time, I developed an abstract research inspired by Pollock and Rothko. Some of these works were selected for international curatorial projects in collaboration with Singulart. This exploration deepened my relationship with color, material and pictorial space. It also became the foundation of my urban landscapes: cities born from fields of color and texture, later structured through overlapping architectures and transformed into metaphors of the human condition. My cities reflect the fragility of our time. Floods, landslides and climate change can erase homes, memories and communities in an instant. Wars, tyranny and manipulated ideologies leave scars upon the urban space, mirroring the wounds inflicted by humanity itself. Center and periphery reveal deep social contrasts: affluent districts and luminous storefronts opposed to neglected suburbs, where marginality often becomes destiny. I paint universal cities rather than geographical ones, seeking to express the tension between hope and catastrophe, memory and oblivion, construction and collapse. My research continues to evolve — from more lyrical works to increasingly critical and conscious reflections on contemporary society and the human condition.
Sono un pittore autodidatta. Il mio linguaggio nasce da un uso libero e istintivo del colore, che stratifico creando texture dense e paesaggi urbani ammassati. I primi lavori esploravano la città attraverso cromie brillanti e atmosfere quasi giocose, contribuendo a definire la mia identità artistica. Parallelamente ho sviluppato una ricerca astratta ispirata a Pollock e Rothko. Alcuni di questi lavori sono stati selezionati in progetti curatoriali internazionali in collaborazione con Singulart. Questa esperienza ha approfondito il rapporto tra colore, materia e spazio pittorico, diventando anche la base dei miei paesaggi urbani: città che nascono da campiture cromatiche e texture materiche, per poi organizzarsi in architetture sovrapposte e trasformarsi in metafore della condizione umana. Le mie città riflettono le fragilità del nostro tempo. Alluvioni, frane e cambiamenti climatici possono cancellare in un attimo case, memorie e comunità. Guerre, tirannie e ideologie manipolate lasciano cicatrici nello spazio urbano, simbolo delle ferite inflitte dall’uomo stesso. Centro e periferia raccontano contrasti profondi: quartieri privilegiati e vetrine luminose contrapposti a periferie degradate e dimenticate, dove la marginalità rischia di trasformarsi in destino. Dipingo città universali, non geografiche, cercando di restituire la tensione tra speranza e catastrofe, memoria e oblio, costruzione e distruzione. La mia ricerca continua ad evolversi: dai lavori più lirici a riflessioni sempre più critiche e consapevoli sulla società contemporanea e sulla condizione umana.
